Quando nevica, la cospirazione soffice e interminabile di fiocchi di gelo che sepolta tutto l’universo conosciuto, fa le veci di un immenso riflettore per un film che non sarà mai girato. L’effetto (dolorosamente evidente per chiunque osi sfidare a occhi scoperti la città rescolpita in neve in un giorno particolarmente pieno di sole), si verifica anche di notte, con l’illuminazione pubblica di protagonista.
In quel modo, mentre la gente si chiede se ha lasciato qualche luce accesa, io scopro lei aggrovigliata fra le ore piccole e le mie lenzuola, tracciata nei toni dell’alba della fine del mondo che prova il cielo di una Milano coperta di neve.
(Io, senz’altro, non avevo idea che una cosa simile fossi possibile. E lei, certamente, l’ha predetto nel suo blog qualche ora prima che io lo scoprissi).